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mercoledì 17 aprile 2013

AKU - "Love Is A Weapon"


A cura di John Tag

Contaminazione è la Password per entrare dell'universo "AKU "

Contaminazione è un termine dal molteplice significato, infatti, per contaminato possiamo intendere l’essere “infettato” o “inquinato” oppure essere il “risultato della fusione di diversi elementi”. Ma ”Contaminazione” è anche una password che noi possiamo usare per entrare in una realtà musicale multidimensionale, piena di sonorità e fusioni armoniche particolari ed inebrianti che subito ci avvolgono e ci rapiscono per un viaggio affascinante che vorremmo non finisse mai.

E’ questo il mondo di “Augusto Pallocca”, in arte “AKU”, nel suo ep “Love Is A Weapon”, un’opera complessa e “contaminata” da generi musicali diversi. AKU, un artista poliedrico e dalle mille sfaccettature, nasce a Velletri nel 1982 e viene sin da piccolo educato all’amore per la musica, dal padre sassofonista (da qui il suo amore per il sassofono).

In questo ep, interamente scritto e musicato da lui stesso e realizzato in collaborazione con Luca “Freon” D’Angelo, Matteo “Yoru” Soru (Fire Flowerz) e Davide Borri (m2o), è sicuramente ispirato dal Jazz, dalla musica Dubstep e da gruppi come “Ital Tek” e “Four Tet”, ma sicuramente esplora e attinge anche dalla House, dal Groowe, dai ritmi Afro, dalla Dance, ma anche, a mio avviso, dallo”Space Rock” elettronico di nicchia di “Aron Scharfegger”, meglio noto come “ARNIOE”.

Degne di nota sono le grandi voci di:
- Valentina Lupi nel brano Hip Hop “L’Unica Arma” in cui duetta con un AKU in versione rapper.
- Valeria Rinaldi in “Sparkling Wine”, brano dalle sonorità gradevolmente “Smooth jazz” (più classicamente dance nella Versione Fire Flowerz Rmx). 

Love Is A Weapon” è un disco composto da 7 brani finemente arrangiati e dal sapore internazionale, architettato minuziosamente ed in cui si evince facilmente la notevole cultura musicale dell’artista che spazia, con ardita consapevolezza, tra le sue diversissime esperienze musicali. AKU è un musicista completo che potrebbe misurarsi, senza alcune forma di “timore reverenziale”, con colleghi dai nomi più altisonanti che si muovono, in maniera più “disinvolta”, nel mondo del business discografico.