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venerdì 3 maggio 2013

Stanley Rubik: " LaPubblicaquiete "


A cura di Flavia Frangipani

Gli Stanley Rubik hanno scelto un nome che racchiude in sé una moltitudine di concetti. E' da poco uscito il loro primo lavoro “LaPubblicaquiete”: il titolo rappresenta esattamente il contrario di quello che l'album contiene. Non è calma piatta, ma solo apparente.

Dario Di Gennaro (voce), Gianluca Ferranti (chitarra), Domenico D'Alessandro (chitarra), Andrea Bonomi Savignon (batteria) nascondono i significati, e li confondono con rumori di sottofondo. Quella che raccontano è la quiete di una normalità che riguarda tutti, ma che da sola non basterebbe a descrivere nessuno.

La voce si perde in un mare di elettronica e i testi tutt'altro che immediati estrapolano dalla quotidianità inquietudine e confusione. Le parole passano come fotogrammi, niente dissolvenze ma stacchi netti. Quello che resta è una sensazione appesa ad un filo. A tratti risultano ermetici e ipnotici. Dimostrano una cura maniacale per i particolari e attenzione ai dettagli. Il sottofondo è spesso in primo piano, stravolgendo la prospettiva. Nella copertina due occhi per niente confortanti con lo sguardo fisso, guardano “in camera”.
Rappresentano la realtà, lasciando libera l'interpretazione, ma sono attenti a lanciare segnali e chiavi di lettura.

Combinazioni, ragionamenti e soluzioni.


Il nome che hanno scelto li definisce. C'è lo sguardo delirante tipico del regista americano e c'è la complessità del cubo di Rubik da gestire.
Già... quel giochetto maniacale irresistibile e incontrollabile che se nella vita ti è riuscito di risolvere almeno una volta è successo grazie ad una botta di fortuna, oppure perché hai barato. O magari sei un genio (ma questo è più improbabile). Comunque, se risolvi il cubo di Rubik una sola volta e mai più, direi che non vale.

Come quando non riesci a capire il significato di una scena di un film di Kubrick. Se qualcuno deve spiegartelo, non vale. Sono tre tracce, solo tre, quelle di questo EP d'esordio. In perfetta sintonia tra loro, con i loro titoli, con il titolo dell'album, col nome del gruppo, con la copertina. Ha tutto perfettamente senso. Va capito, se ve lo si spiega è sempre la stessa storia, non vale.

Abuso, Pornografia e Vademecum sono dei titoli bellissimi, volevo dirlo.







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