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giovedì 20 dicembre 2012

Sovrana: è la musica quella che conta.



Gli antichi egizi furono i primi a parlare e credere nel Bennu, che poi nelle leggende greche divenne la fenice : un uccello sacro favoloso, l'aspetto di un'aquila reale con le piume dal colore splendido, ali in parte d'oro e in parte rosso porpora. Un mistero sovrannaturale che rinasce dalle proprie ceneri dopo l'ultimo volo, quello definitivo verso altri mondi sconosciuti e distanti dove l'acqua diventa fuoco e la terra si trasforma in aria. A Como, nella primavera del 2011, quattro ragazzi si chiudono in studio di registrazione e scrivono di getto una manciata di brani in lingua italiana. Si accorgono, specchiandosi dal loro interno compositivo, di essersi trasformati in una nuova e rinnovata entità mitologica musicale: i Sovrana rinascono, come l'incredibile fenice, dalle ceneri del gruppo precedente, trasformano il loro stato d'animo e costruiscono il DNA evolutivo del proprio pentagramma ricco di note e suoni. Alex, Daniele, Mattia e Simone nei loro 10 brani spingono la musica ai confini del rock narrativo, arricchendo il tutto con innumerevoli sfumature dai colori inediti e caldi, urlati sottovoce, luminosi quanto basta per distinguere la luce dal buio : un mix equilibrato di suoni e parole che finisce per generare un ricordo nostalgico di gruppi tipici degli anni'90. Non ci sono grandi novità, quindi, o grandi sperimentalismi : le sonorità internazionali spaziano in una dimensione già ampiamente attraversata ma, questa volta, il viaggio si fa con la sicura consapevolezza di avere “ una marcia in più “, una idea vincente, un bagaglio di note che hanno deciso di diventare adulte. I Brani? Anna, Motivi, Sovrana, Aria, L'imperfetto me, Semplice, Amore, Calamita, Lacrime, Magico risveglio, descrivono e narrano gli istanti di temi quotidiani con liriche sognanti, ricche di significato che ci emozionano e coinvolgono come sogni ad occhi aperti in un mondo ideale, ma fragile …E, mentre si ascolta, si ha l'impressione di essere al centro della scena in un teatro che improvvisamente si riempie di scacchiere animate, quadri pittorici psichedelici, arazzi e mosaici “beatlesiani”, inni alla vita, atmosfere retrò, diari segreti letti a ritmo serrato, contrappunti sonori poetici e una quantità innumerevole di grooves campionati.E' un po' come una storia che ci prende per mano e ci porta via sulle strade del cuore,della vita e del suo tempo inquieto. Si respira un'idea musicale d'atmosfera limpida, senza fronzoli ed eccessi sia compositivi che strumentali. E' la musica, quella che conta .Venghino Signori, entrino pure, che lo Spettacolo sta per iniziare ...Microbass



giovedì 13 dicembre 2012

Intervista ai Madkin (postgrunge da Roma) - dal nostro inviato



E in una piovosa  e monotona mattinata novembrina, tra le  ultime ore del mattino ovvero sia mezzogiorno (chi l'ha detto che le interviste fighe si fanno solo alle prime ore dell' alba o nelle notte !?!!), mi accingo ad intervistare  una band post-grunge/punkrock che ha particolarmente colpito un po' tutta la nostra redazione: Madkin da Roma.



Dal nostro inviato Rentboy '84



Ciao ragazzi.Intanto complimenti per la vostra band!Per cominciare subito diretti:cosa significa il nome Madkin?  Da cosa nasce?
Madkin significa letteralmente "parente pazzo". É un nome che è stato scelto da me (Serena) nel 2007, ovvero nel periodo in cui il gruppo aveva già subito e continuava a subire un cambiamento ed un'evoluzione che ci hanno portato a scrivere alcuni pezzi e a registrare il nostro primo EP "Resig(Nation)", distribuito dalla Jestrai records. Ho scelto questo nome con il consenso degli altri, sia perchè mi piaceva il suono della parola, sia per il significato e il concetto, che nel nostro caso è tanto grottesco quanto emblematico. In ogni famiglia che si rispetti, esiste nell'albero genealogico almeno un parente che si è distinto completamente dagli altri per il suo essere. La mente umana, è una delle tematiche spesso presenti nei nostri testi sottoforma di storia e di personaggi. Come un piccolo racconto, a volte scritto in forma personale altre volte no.

Il vostro disco ci ha colpito particolarmente: rabbia e naturalezza in un tutt' uno. Quale è il vostro processo creativo? Come nascono e si sviluppano le  canzoni dei Madkin?
Premetto che non abbiamo dei piani prestabiliti su come procedere dal punto di vista compositivo, ma suonando assieme da 8 anni il nostro modo di lavorare e di creare va avanti in modo molto naturale. Il 99% delle volte portiamo un pezzo che abbiamo già abbozzato individualmente per i fatti nostri e che poi proponiamo agli altri. Il pezzo viene rielaborato e riarrangiato al meglio da tutti e si prova fino allo sfinimento finchè non risulta soddisfacente sia dal punto di vista strumentale che dal punto di vista vocale. Il testo è l'unica cosa per cui mi si lascia sempre e comunque carta bianca e che non subisce mai delle modifiche da parte di nessuno, se non dalla sottoscritta. Nonostante non siamo una di quelle band che ha delle responsabilità creative nei confronti di qualcuno (nei confronti del pubblico o della casa discografica), devo dire che siamo molto meticolosi nel modo di concepire una composizione e di curare la struttura di un pezzo. 

 Quali sono i vostri punti di riferimento, le band e gli artisti che maggiormente vi hanno influenzato o continuano a farlo?
Il principale punto di riferimento per la nostra ispirazione non si può circoscrivere semplicemente all'interno di semplici ascolti musicali. É  in realtà, l'esperienza di una vita che ci portiamo sempre dietro mentre andiamo avanti con nuove prospettive e nuove ispirazioni. Questo tipo di esperienza comprende sicuramente gli ascolti musicali che ci hanno formato e forgiato e quelli che scopriamo giorno per giorno (amiamo molte sfaccettature del rock e molti gruppi degli anni 90, lo stoner rock, la musica classica, il prog rock, il pop fatto bene, il blues sporco, il jazz e nel mio caso anche l'hip hop old school), perchè oltre a suonare, siamo ovviamente anche degli ascoltatori curiosi e attenti non a seguire le mode, ma a lasciarsi guidare dagli impulsi naturali per poter scrivere la nostra musica. Ognuno ha un bagaglio di ascolti differenti, siamo in 4, ci mancherebbe altro se non fosse così! Sai che noia, se avessimo tutti gli stessi identici gusti...Comunque quello che è importante è seguire il naturale processo di creazione e composizione ed ignorare tutti i clichè che vengono affibbiati alle correnti musicali. Ci deve essere sempre un approccio che poi, per chi ama davvero la musica, dovrebbe essere istintivo, ovvero quello di ascoltare tantissime cose imparando ad essere selettivi e a riconoscere sin da subito cosa è credibile da cosa non lo è, cosa merita la nostra attenzione e cosa no. 





C'e' una  band italiana  alla quale fareste da spalla senza esitazione?In realtà credo che ci piacerebbe fare da spalla più ad alcuni gruppi internazionali con cui sentiamo più affinità musicale.Ognuno di noi tuttavia, ti darebbe risposte differenti. In ambito italiano io ti direi soprattutto UZEDA, una band che amo da tantissimi punti di vista e che da anni ed anni ha maggiore riscontro fuori da questa nazione.I miei compagni  probabilmente ti direbbero anche altri gruppi italiani che hanno segnato gli anni '90 in Italia e non solo. In campo internazionale avrei condiviso il palco con una marea di gruppi interessanti, alcune delle quali neanche esistono più purtroppo. Sicuramente mi piacerebbe avere a che fare con Maynard e i suoi relativi progetti, soprattutto Tool e Puscifer. In ogni caso, condividere il palco con band che ci piacciono eticamente o musicalmente, al di là se internazionali o nazionali, è sempre una bella esperienza.

Quale è la vostra esperienza personale con discografici,agenti e membri del settore? Vi piace gestire la vostra musica anche sotto quest' aspetto o siete fuori da queste cose ( music marketing)
Non abbiamo mai avuto a che fare sino ad oggi con nessuna di queste personalità, semplicemente perché non ci è mai capitata un'occasione particolarmente rilevante. Ci siamo sempre autofinanziati e autoprodotti. Anche dal punto di vista promozionale ce la siamo sempre cavata da soli, imparando progressivamente in che modo comunicare e promuovere. Ci tengo anche a dirti  la mia personale visione delle cose: provo un grande senso di scetticismo verso chi - soprattutto ai giorni nostri e in tempi come questi - si definisce troppo facilmente 'produttore', 'discografico', 'pr', 'agente', 'manager' e così via. Diciamo che le vere personalità che potrebbero interessarci vanno trovate in determinati ambienti che non sono quasi mai quelli dei social network e forse purtroppo, neanche quelli italiani, considerando quello che si 'vende' qui da noi. Noi non "vendiamo" e non ci "vendiamo". Noi suoniamo, proponiamo la nostra musica e invitiamo la gente che è interessata a quello che facciamo, a sostenerci e a supportarci soprattutto acquistando il nostro disco, "Perdone La Molestia" distribuito da Audioglobe.

"Silk Dance" e "Letter from an Unknown" sono i brani del disco che maggiormente mi hanno colpito. Ne avete uno o più di cui andate orgogliosi in particolar modo o che meglio vi rappresentano?
Si certamente. "Bandwagon", pezzo scelto per il nostro video, ha una tematica molto forte che riguarda l'etica di una band e di un essere umano in generale, anche musicalmente rispecchia molto il periodo in cui abbiamo registrato il disco. "Bathtub Monologue" è un pezzo che riteniamo molto importante in scaletta e che amiamo molto. "Room 87" è poi quella che ci regala più emozioni, sia all'ascolto che dal vivo.

Il titolo dell'album,"Perdone La Molestia",è spagnolo;i testi in inglese. Cosa vi ha spinto a non proporvi in italiano?
Per quanto riguarda la scelta della lingua spagnola per il titolo del disco, la verità è che quando pensavo a questo nostro lavoro mi veniva in mente qualcosa di forte e pittoresco allo stesso tempo, con toni spagnoleggianti. Poi una volta trovato, non si è pensato ad altri titoli...ci sembrava perfetto così. Rispecchiava bene sia il concept del disco, sia il nostro temperamento del momento.
Per quanto riguarda invece la scelta della lingua inglese e non italiana, è semplicemente per gusti personali che ovviamente possono subire variazioni nel corso del tempo. Ma non è detto che queste variazioni siano per forza orientate sull'italiano. Certo, io sono italiana e mi sento a mio agio a parlare nella mia lingua o anche il dialetto calabrese. Ma per quello che sto facendo ora con i Madkin, mi sento molto più naturale nel cantare in inglese. Le nostre scelte si basano sempre su quello che ci piace fare, non su quello che può piacere agli altri. E poi, cantare in italiano a mio parere è un grosso rischio: la maggior parte dei cantanti che scelgono il testo italiano su base rock o generi affini, fanno crollare tutto e viene sempre fuori qualcosa di imbarazzante o di strarisentito che dà ai nervi. O peggio, viene fuori un cantato pop fatto male che abbassa tantissimo la qualità musicale della band. Insomma, l'italiano è per pochi che lo sanno usare e quelli che ce la fanno come ad esempio, il Sig. Ferrari dei Verdena, hanno tutta la mia stima (nonostante io non sia una grande fan dei Verdena).

"Perdone La Molestia" è uscito esattamente un anno fa. Che accoglienza ha ricevuto e quali sono i vostri progetti futuri?
I tempi sono quelli che sono per una band di fama internazionale, figuriamoci per noi che siamo una delle tante band che opera nell'underground. Comunque ci riteniamo soddisfatti in generale per il lavoro che abbiamo fatto, per le persone che ci hanno conosciuto ed apprezzato durante i live e per tutte quelle che telematicamente ci sostengono sempre. Attualmente stiamo lavorando su pezzi nuovi e speriamo in tempi sempre migliori.

Pe concludere: cosa distingue una band verace  da una band che non ha niente da dire ? L'autenticità, la credibilità, la passione e la grinta nonostante tutto.





giovedì 6 dicembre 2012

Alessandro Novello: suonare e scrivere canzoni


Alessandro Novello comincia a suonare e scrivere canzoni verso la fine del 1999. Nel 2004,dopo aver fatto esperienza con alcuni musicisti della scena rock locale,fonda gli Insane Mood,band dal piglio grunge sia per le tematiche a questo genere molto care(rabbia,frustrazione) sia per lingua utilizzata nei testi,l'inglese. L'intensa attività live della band porta Alessandro alla partecipazione a vari contest e festivals nonchè all'opportunità di aprire i concerti di artisti nazionali del calibro di Tre Allegri Ragazzi Morti,Verdena, Malfunk e Marlene Kuntz. Il musicista trevigiano inizia a comporre brani propri virando verso una carriera di cantautore solista nell'inverno 2006. Quasi un anno dopo,nel Maggio 2007,vede la luce il suo primo lavoro,autoprodotto,dal titolo "Facilmente Impressionabile",mentre nel2010,conseguentemente alla vittoria riscontrata al contest emergente Tv Talents di Treviso,la Lemon Records decide di puntare su di lui decidendo di produrlo artisticamente. Da questo connubio nasce il primo Ep,"Questa Notte Brucio e Tu Bruci Con Me",pubblicato nel 2011 e dal quale viene tratto il singolo "Stagioni".Ascoltando "Stagioni", il brano presente nell' Ep "Questa Notte Brucio eTu Bruci Con Me" del 2011, possiamo dire che Alessandro si accasa sudi un genere prettamente rock-pop,dove una voce dal timbro graffiante ed espressivo si mescola ad atmosfere alla Ligabue-Poggi Pollini e Modà in modo particolare.Il pezzo parte molto tranquillo,con la presenza di basso,batteria e chitarra acustica a fare da unico supporto ad una voce marcatamente in primo piano .In una struttura che rispecchia fedelmente i canoni classici della musica leggera (strofa -ritornello- strofa -ritornello),l'atmosfera sommessa e pacata della strofe  serve da preambolo a quello che poi dovrà essere il punto culminante,la sintesi sonora ,l'esplosione emotiva del brano,ovvero il ritornello. E qui,devo dire,Alessandro Novello ha fatto decisamente centro: il suo è infatti un ritornello senza dubbio accattivante ed efficace,di subitanea orecchiabilità e accessibilità,l'apice indiscusso del la canzone:messaggio semplice ma la cui musicalità funziona alla grande,chitarre corpose ma mai invadenti che lasciano lo spazio necessario a voce e testo di risaltare in maniera protagonista(e quiil richiamo a Francesco Silvestre dei sopracitati Modà è immediato),intervento di chitarra solista  non particolarmente articolato(in fondo che bisogno ce n'è..) ma proprio per questo perfettamente "dentro il pezzo". Insomma tutto giusto,tutto funzionale,tutto bello;peccato soltanto cheil livello delle strofe,sia nella melodia vocale che nel mood generale, non dia altrettanta soddisfazione,non sia equamente vincente,altrimenti avremmo potuto definire "Stagioni" una vera e propria gemma pop italiana.

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